
(Fonte: sito Comune Garasco)
A prescindere dal fatto che l’attuale politica di razionalizzazione delle istituzioni sul territorio (accorpare al posto di frammentare) messa in pratica dal Ministero dell’Istruzione rende di per sé impraticabile tale ipotesi sia perché andrebbe a sovrapporsi ad altre già esistenti, sia per il ridotto numero di studenti rispetto ai parametri oggi richiesti sotto i quali il Ministero già provvede ad accorpamenti, anche dal un punto di vista didattico rimangono aperte alcune domande: quale corso di scuola superiore? Si parla di un biennio, per finire poi in quale scuola? Dove può esserci una continuità?
E poi “formazione di figure tecniche specializzate” è a dir poco generico e vista la dimensione della possibile popolazione scolastica non credo sia possibile offrire più proposte (in provincia di Pavia esistono già realtà che non hanno poi saputo raccogliere le iscrizioni sufficienti).
E ancora, in quali strutture dovrà sorgere questo istituto e con quali soldi? Già le Università italiane hanno preso una brutta piega con le sedi distaccate che sono scatole vuote con alcune decine di iscritti e sono un inutile costo per la collettività, ma l’ipotesi di una scuola superiore a Garlasco, che nel raggio di soli 20 km conta già diverse offerte, non farebbe altro che creare una “serie B” di un istituto già presente, meglio quindi, in tema di scuola e istruzione, puntare sulla riqualificazione delle strutture scolastiche garlaschesi e migliorare e supportare i servizi per gli studenti pendolari che hanno la stimolante possibilità di mettere il naso fuori da Garlasco e ritornarvi arricchiti da diverse esperienze di studio. Attenzione quindi: si deve bene stare attenti agli effetti speciali, perchè a prima vista potrebbe sembrare una proposta interessante quella di una scuola superiore a Garlasco, ma secondo me non è così, lo dico a prescindere dagli schieramenti in campo.


Sulla base della mia esperienza nell’università italiana, non potrei essere più d’accordo. Sono attualmente Professore di Fixed Income all’Università Bocconi, e insegno anche al Politecnico di Milano e all’Università di Bologna. Quello che abbiamo imparato negli ultimi anni è che le sedi distaccate nei piccoli centri, istituite spesso proprio al fine di compiacere l’elettorato locale, sono state un completo fallimento. La qualità dell’istruzione è più bassa. Le università maggiori sono state private di risorse che avrebbero permesso di aumentare l’attività di ricerca e di innovazione. E infine gli studenti dei paesi e delle piccole città hanno perso l’opportunità di fare, negli anni dell’università, spostandosi verso centri maggiori, un’esperienza formativa fondamentale per crescere come persone in una realtà diversa e più dinamica di quella a cui erano abituati. Sarebbe triste se questo errore, a cui proprio questo governo sta cercando di rimediare, venisse riproposto addirittura per la scuola superiore, in un paese come Garlasco dove i giovani dovrebbero essere incentivati a viaggiare per conoscere il mondo vicino e lontano e imparare al meglio il loro mestiere, per tornare arricchendo il paese. Mi sembra una proposta che va in direzione opposta a quello di cui avremmo bisogno: non ci renderebbe più importanti, ma più meschini e provinciali.
Grazie per il tuo gradito e puntuale commento, che come si può immaginare, condivido pienamente.
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